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		<title>ODISSEA</title>
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		<title>Il nuovo baby boom americano</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 13:17:35 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[CRESCITA DEMOGRAFICA]]></category>
		<category><![CDATA[STATO SOCIALE]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre la generazione dei ‘babyboomers’ sta cominciando a ritirare i primi  assegni delle pensioni, l’America e’ di fronte a un nuovo baby boom, un fenomeno  in controtendenza nel panorama dei paesi piu’ industrializzati, in particolare  quelli europei. Il centro per le statistiche nazionali che analizza il tasso di  fertilita’ del paese, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oneway69.wordpress.com&blog=2358210&post=13&subd=oneway69&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://marcobardazzi.com/blog7/2007/12/21/il-nuovo-baby-boom-americano/">Mentre la generazione dei ‘babyboomers’ sta cominciando a ritirare i primi  assegni delle pensioni, l’America e’ di fronte a un nuovo baby boom, un fenomeno  in controtendenza nel panorama dei paesi piu’ industrializzati, in particolare  quelli europei. Il centro per le statistiche nazionali che analizza il tasso di  fertilita’ del paese, ha reso noto che nel 2006 ha raggiunto quota 2,1, il  livello piu’ alto dal 1971 per gli Stati Uniti</a></p>
<p class="MsoNormal"><b>Interessante post che mostra una tendenza diversa negli Usa rispetto ai maggiori paesi industrializzati. Infatti, in America è in atto un boom demografico, un fatto di gran rilevanza per la prosperità del paese. Tutto senza una politica sociale di tutela nei confronti della famiglia che tanto è invocata in Italia. Forse lo strumento <span> </span>migliore per far nascere bambini è aumentare il reddito dei nuclei famigliari ,diminuendo la pressione <span> </span>fiscale ma fallo capire a tutti sostenitori dello stato sociale….</b></p>
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		<title>Iraq: sofferenza infinita</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 10:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oneway69</dc:creator>
				<category><![CDATA[iraq]]></category>

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		<description><![CDATA[Le notizie che parlano di miglioramenti della situazione della sicurezza  in Iraq purtroppo sono  esagerate

 Qualunque iracheno che avesse osato credere che nel  suo Paese sconvolto stesse tornando la sicurezza ha visto andare in frantumi le  sue illusioni quando, il 23 novembre, un&#8217;esplosione nel mercato degli animali di  al-Ghazl, nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oneway69.wordpress.com&blog=2358210&post=12&subd=oneway69&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5380"><b>Le notizie che parlano di miglioramenti della situazione della sicurezza  in </b><b>Iraq</b><b> purtroppo sono  esagerate<br />
</b><br />
</a> Qualunque iracheno che avesse osato credere che nel  suo Paese sconvolto stesse tornando la sicurezza ha visto andare in frantumi le  sue illusioni quando, il 23 novembre, un&#8217;esplosione nel mercato degli animali di  al-Ghazl, nel centro di Baghdad, ha ucciso 15 iracheni e ne ha feriti  all&#8217;incirca altri 60.</p>
<p>Quattro membri di una cellula sciita sono stati  arrestati dalle forze statunitensi e da quelle irachene, e hanno ammesso di  avere compiuto l&#8217;attacco, collocando le bombe in alcune cassette perché si  confondessero innocentemente con quelle dei commercianti che vendevano polli,  piccioni, e pecore per uso domestico. Quando sono stati interrogati, hanno  affermato di aver sperato che la gente del posto pensasse che al-Qaeda aveva  preso di mira il mercato – come aveva fatto molte volte in passato – e si  rivolgesse alle milizie sciite in cerca di protezione.</p>
<p>Ventiquattr&#8217;ore  prima, a Karrada, un quartiere centrale di Baghdad controllato dagli sciiti, due  miei colleghi iracheni, marito e moglie che lavorano per il giornale  <i>al-Hayat</i>, erano sopravvissuti a un tentativo di assassinio mentre  accompagnavano a scuola la figlia. Quel giorno, in un altro posto, un gruppo  sconosciuto aveva lanciato più di 15 granate o missili verso la super protetta  <i>Green Zone</i> che ospita l&#8217;enclave diplomatica e gli edifici  governativi.</p>
<p>L&#8217;escalation degli scontri tra le forze guidate dagli Usa e  le milizie sciite controllate da Muqtada al-Sadr minaccia la tregua di sei mesi  annunciata da Sadr il 26 ottobre. Gli osservatori ritengono che il rapporto assi  instabile fra i seguaci di Sadr e quelli del suo rivale sciita, <i>Sayyid  </i>Abdul-Aziz al-Hakim, un altro alleato sostenuto dall&#8217;Iran, potrebbe portare  ulteriore instabilità nella capitale. Secondo i sadristi, le forze Usa sono più  vicine ad Hakim, leader del Consiglio Supremo per la rivoluzione islamica in  Iraq. Le rivalità fra i membri del clan di Hakim e quelli del clan di Sadr  risalgono a generazioni, e se mal gestite, potrebbero far degenerare  ulteriormente la situazione della sicurezza.</p>
<p>Hakim di recente ha  espresso interesse nel vedere il suo partito prendere la premiership del governo  dal partito al Da&#8217;wa, guidato dal Primo Ministro Nuri al-Maliki, che si era  assicurato la leadership dell&#8217;Iraq grazie ai voti dei sostenitori di  Sadr.</p>
<p>Gli analisti utilizzano il ritorno di decine di migliaia di  rifugiati iracheni come indicatore di stabilizzazione del Paese. La realtà,  tuttavia, è che molti sono stati costretti a lasciare i Paesi che li ospitavano  perché hanno finito i soldi, o perché i visti che gli permettevano di restare  temporaneamente sono scaduti. Inoltre, organizzazioni internazionali come  l&#8217;ufficio dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati hanno  ammonito coloro che vivono in Siria e in Giordania e vorrebbero tornare a non  lasciare i Paesi che li ospitano.</p>
<p><b>Armare le milizie  sunnite</b></p>
<p>La sicurezza non è migliorata abbastanza da permettere  un ritorno sicuro a quelle che una volta erano le loro case, è stato detto ai  rifugiati. Ma la Siria, che sta soffrendo sotto il peso di oltre un milione e  mezzo di iracheni da quando è scoppiata la guerra, nel 2003, si sta  approfittando dei rifugiati – molti dei quali sono impiegati statali e vanno a  Baghdad per riscuotere i loro stipendi governativi – rifiutando di concedergli  il visto di re-ingresso. In Giordania, si stima che ci siano fra i 500.000 e i  700.000 rifugiati.</p>
<p>Secondo una indagine su oltre 100 famiglie condotta  da una organizzazione non governativa irachena, la mancanza di denaro, assieme  al costo elevato della vita e alla scadenza dei visti, sono ragioni comuni  fornite per la loro decisione di tornare in Iraq.</p>
<p>Nel frattempo, il  governo iracheno ha cercato di invogliare i suoi cittadini a tornare con  l&#8217;offerta di un aiuto finanziario di 700-800 dollari, oltre al trasporto  gratuito da Damasco a Baghdad, col risultato che in 46.000, a un ritmo medio di  1.500 al giorno, hanno attraversato in massa il confine siriano nelle ultime  settimane.</p>
<p>Io ho parlato con iracheni di diverse confessioni, religioni,  e appartenenze politiche, e le opinioni sul miglioramento della sicurezza sono  contraddittorie. La leadership politica sunnita cerca di prendere le distanze  dagli elementi affiliati ad al-Qaeda e di radunare le milizie sunnite per  combattere al-Qaeda nelle loro zone. Tuttavia, i loro oppositori mettono in  dubbio l&#8217;impatto di questa retorica sul terreno, in particolare dato che i  sostenitori di al-Qaeda si spostano regolarmente da un quartiere all&#8217;altro,  sfuggendo così all&#8217;arresto o alle sparatorie da parte delle forze guidate dagli  Usa: perquisizioni e coprifuochi sono diventati le principali strategie  utilizzate dalle forze statunitensi contro gli elementi sostenuti da al-Qaeda e  l&#8217;Esercito del Mahdi sciita.</p>
<p>Nel frattempo, la leadership sunnita si  sente ignorata dal governo guidato da Maliki, una coalizione sciita, e accusa il  Primo Ministro iracheno di non dare spazio alle preoccupazioni e alle richieste  dei sunniti. In passato, i leader sunniti ritenevano che la coalizione guidata  dagli Usa fosse dalla parte degli sciiti, ma adesso parlano apertamente di una  migliore intesa fra loro e gli americani, specialmente per quanto riguarda  l&#8217;obiettivo di costringere al-Qaeda e i suoi sostenitori a fuggire dalla  provincia di al Anbar. Questa è una regione, che occupa un terzo del territorio  del Paese, che gli Usa avevano avuto particolari problemi a controllare. Solo  pochi mesi fa, ciò si rifletteva in un alto numero di perdite statunitensi. Le  cifre sono notevolmente calate dopo una visita di alto profilo da parte del  presidente Bush in settembre a una base aerea della provincia, dove ha  incontrato sunniti del posto, guidati dallo sceicco Abdul-Sattar Abu Risha, alla  presenza di ufficiali statunitensi di alto grado.</p>
<p>I comandanti delle  forze armate Usa hanno iniziato a lavorare con questi leader tribali, armando i  loro uomini perché combattessero a fianco dei soldati statunitensi. La  comunicazione fra le due parti è migliorata di molto, con le tribù che hanno  chiesto l&#8217;aiuto degli Usa per affrontare al-Qaeda. I comandanti statunitensi che  ho incontrato durante una visita a Falluja, nella provincia di al Anbar, hanno  smentito categoricamente di stare finanziando e armando milizie sunnite, ma un  leader della nuova Alleanza irachena (con gli americani) a Baghdad, che ha la  sua base nel quartiere di Amariya, infestato dagli insorti, ha detto altrimenti.  Mi ha raccontato che partecipa a riunioni con gli americani al massimo livello,  e che ha già incontrato il Generale David Petraeus, comandante delle forze Usa  in Iraq, per cercare di coordinare la lotta contro al-Qaeda a Baghdad e nelle  cittadine dei dintorni.</p>
<p>Il leader della milizia sunnita irachena noto  come Abu al-Abed ha sostenuto che il gruppo da lui guidato è composto da 600  uomini che ricevono in media 360 dollari al mese, oltre ad armi moderne dalle  forze Usa, nonché supporto logistico e militare durante gli scontri con le forze  di al-Qaeda.</p>
<p>Era chiaro che i comandanti Usa e le personalità di alto  livello che lavorano con le squadre provinciali di ricostruzione nella provincia  di al Anbar avevano molte speranze di convincere altri leader tribali sunniti a  collaborare nel ricostruire le infrastrutture locali e combattere al-Qaeda sotto  la leadership di <i>Sahwat al-Iraq</i> (la coalizione del &#8220;Risveglio  iracheno&#8221;), nota in precedenza come <i>Sahwat al-Anbar</i> (la coalizione del  &#8220;Risveglio di al Anbar&#8221;), che si è allargata anche a comprendere leader tribali  sciiti nelle province limitrofe.</p>
<p>Questi comandanti, come i dipendenti  pubblici ameriicani e britannici, parlano benissimo dei miglioramenti della  sicurezza ottenuti a Falluja, una città di circa 300.000 abitanti che fino a  poco tempo fa era un focolaio di al-Qaeda. Nella base militare polverosa nei  pressi della città, mi hanno raccontato che adesso possono girare a piedi  liberamente nel mercato principale per comprare cibo fresco. Ma alla mia  richiesta di vedere di persona questi progressi all&#8217;inizio è stato risposto con  il silenzio. Dopo un consultazione in una stanza a fianco, mi è stato detto di  prepararmi per un giro a Falluja.</p>
<p>Giubbotti antiproiettile ed elmetti  sono stati distribuiti prima che salissimo su un nuovo veicolo militare  progettato per proteggere i passeggeri dalle bombe collocate sul ciglio della  strada. Erano circa le quattro del pomeriggio quando il nostro convoglio,  composto da quattro Bradley e da un carro armato, si è avvicinato all&#8217;ingresso  della città, dove stavano controllando una lunga coda di auto civili.<br />
Tutte  le strade secondarie erano state bloccate da muri in cemento decorati con  disegni e graffiti che denunciavano il terrorismo, e invitavano la popolazione a  essere vigile, e a informare le autorità sugli elementi  sospetti.</p>
<p><b>Zone off-limits</b></p>
<p>Dopo aver girato in  macchina per circa 20 minuti, ho chiesto al comandante se potevamo fare una  sosta al mercato. Volevo chiedere alla gente del posto del miglioramento della  situazione della sicurezza nella provincia di al Anbar, e in particolare a  Falluja. Ci hanno detto che la situazione non era adatta per avventurarsi fuori  dal Bradley blindato.</p>
<p>Come potevamo dire al mondo esterno che la vita a  Falluja era tornata normale quando le strade erano bloccate e c&#8217;erano checkpoint  dappertutto, e se dovevamo indossare elmetti e giubbotti antiproiettile? Altri  comandanti ammettono che i progressi della sicurezza nella vicina capitale  provinciale, Ramadi, non sono maggiori di quelli di Falluja. Certamente, la  coalizione ha fatto degli sforzi per invogliare la popolazione di al Anbar a  partecipare alla ricostruzione della provincia. Secondo i funzionari  statunitensi, negli ultimi sette mesi sono stati spesi oltre 7 milioni di  dollari nella sola Falluja per creare quasi 14.000 posti di  lavoro.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo anno, esponenti di primo piano della coalizione hanno  riconosciuto che il fatto di aver sciolto l&#8217;esercito a guida sunnita che era  pieno di membri del partito Ba&#8217;ath ha portato a una disoccupazione e aun  malcontento elevati. Rimasti senza lavoro, gli ex soldati avevano poca scelta se  non quella di entrare nelle fila dei vari gruppi di insorti attivi nella  provincia. Pensavano che questo avrebbe dato loro una voce nel futuro del loro  Paese, dopo che l&#8217;alleanza dominata dagli sciiti era arrivata al potere  attraverso le urne in due elezioni generali consecutive.</p>
<p>I media parlano  molto della sicurezza a Baghdad, ma gli incidenti in altre parti del Paese come  Mosul e Kirkuk per lo più non vengono riferiti. Quando volevo andare a Kirkuk,  un alto esponente della sicurezza kurdo a Sulaimaniya mi ha consigliato di non  andare a causa della situazione che può esplodere da un momento all&#8217;altro in  città. La zona rimarrà instabile se il suo futuro non verrà deciso in un modo  che abbia l&#8217;approvazione di tutte le sue minoranze e dei suoi abitanti: sunniti,  sciiti, turcomanni, e kurdi.</p>
<p>Avevo incontrato Bacchar, un vecchio amico  di una famiglia cristiana che vive a Kirkuk, sull&#8217;aereo da Amman a Irbil, nella  parte del nord Iraq sotto controllo kurdo. Mi aveva detto di aver scelto di  volare a Irbil per incontrare la sorella e il cognato, invece di rischiare  andandoli a trovare nella loro città natale di Kirkuk. Mi aveva avvertito di non  andare a Kirkuk, dato che in città attentati, omicidi, e assassinii sono  diventati parte della vita quotidiana. Anche Mosul è diventata un focolaio delle  attività di al-Qaeda, e una zona off limits per i giornalisti arabi e per quelli  stranieri. Molti giornalisti iracheni locali sono stati uccisi, e altri si  trovano ad affrontare minacce di morte.</p>
<p>Gli iracheni, i loro connazionali  arabi, e gli altri sperano tutti in notizie di miglioramenti della sicurezza. Ma  c&#8217;è ancora molta strada da fare. Le milizie sciite hanno sostituito gli insorti  sunniti nel combattere la coalizione guidata dagli Usa. Nello stesso tempo, gli  iracheni qualunque temono che sia impossibile mantenere la forte presenza  militare – checkpoint e pattuglie ogni poche centinaia di metri – su cui si basa  la fragile pace.</p>
<p>Secondo Barry Edwards, un portavoce delle forze Usa a  Falluja, nella città è in corso una guerra non dichiarata che sarà vinta o dalla  coalizione guidata dagli Usa o da al-Qaeda. Mi ha detto che loro [gli Usa NdT]  sono stati coinvolti in due guerre precedenti nella città: una, agli inizi del  2004, che era stata vinta al-Qaeda, e un&#8217;altra, a fine 2004, persa da al-Qaeda.  Questa terza guerra, diceva, era per conquistare i cuori e le menti della  popolazione locale. I progressi erano lenti, ammetteva.</p>
<p>Oltre a venire  armati e sostenuti dalle forze Usa che sono sul posto, i miliziani sunniti che  si sono uniti alla lotta contro al-Qaeda in Iraq stanno ricevendo appoggio  militare dalle forze irachene durante i loro scontri con i combattenti di  al-Qaeda, e stanno portando una qualche parvenza di sicurezza nelle loro  cittadine e nei loro villaggi.</p>
<p>Tuttavia, c&#8217;è preoccupazione fra molti  sciiti, che hanno la sensazione di venire presi di mira in modo particolare  quando incontrano i checkpoint o le pattuglie gestite dai combattenti sunniti  che controllano le loro zone. Essi sostengono che alcuni di questi combattenti  lavoravano con al-Qaeda prima di ribellarsi contro di essa poco più di sei mesi  fa.</p>
<p>E&#8217; risaputo che se il governo di al-Maliki li accogliesse come parte  delle forze di sicurezza, i combattenti sunniti sarebbero pronti ad accettare.  Altri mi hanno raccontato delle loro paure che incorporare i miliziani sunniti  (il cui numero supera i 50.000) come parte delle nuove misure di sicurezza possa  portare a uno scontro fra milizie sunnite e sciite nel momento in cui gli Stati  Uniti iniziassero a ritirare le loro forze dall&#8217;Iraq. Questo sarebbe  particolarmente probabile se i sunniti dovessero continuare ad avere la  sensazione di essere gli svantaggiati in un nuovo Stato iracheno.</p>
<p>In un  ambiente del genere, è impossibile considerare il miglioramento apparente della  sicurezza più di un vantaggio a breve termine, e una giustificazione  inconsistente, a posteriori, per la decisione di Washington dell&#8217;estate scorsa  di aumentare la propria forza combattente in Iraq di 30.000 unità, in quello che  ha definito il suo &#8220;aumento delle truppe&#8221; (portando il totale delle forze Usa a  170.000).</p>
<p>E, mentre le milizie sunnite minacciano di ribellarsi contro il  governo di coalizione sciita di Maliki e le milizie armate sciite, la prognosi a  lungo termine deve essere di ulteriore sofferenza.<br />
<a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5380"><i><br />
</i></a><i><b>Zaki Chehab</b></i><i> </i><i>è l&#8217;autore  di </i><i>&#8220;</i><i>Iraq</i><i> Ablaze: Inside the Insurgency&#8221;  </i>[Edizione Italiana: Dentro la resistenza. La guerra in Iraq, la rivolta del  Medio Oriente, Laterza, 2006] <a href="http://www.newstatesman.com/200712060032">http://www.newstatesman.com/200712060032<br />
</a></p>
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		<title>il 2008..</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 10:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oneway69</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bush]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[iraq]]></category>

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		<description><![CDATA[A quattro anni dall’invasione due milioni di bambini soffrono di malnutrizione e mancanza d’istruzione. Ecco i risultati della nuova strategia in Iraq, un paese distrutto, un numero talmente alto di vittime difficilmente calcolabile e una ricostruzione che non arriva mai. Però secondo il presidente Bush la situazione è migliorata… Il 2007 volge al termine e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oneway69.wordpress.com&blog=2358210&post=10&subd=oneway69&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal"><b>A quattro anni dall’invasione due milioni di bambini soffrono di malnutrizione e mancanza d’istruzione. Ecco i risultati della nuova strategia in Iraq, un paese distrutto, un numero talmente alto di vittime difficilmente calcolabile e una ricostruzione che non arriva mai. Però secondo il presidente Bush la situazione è migliorata… Il 2007 volge al termine e forse la sola consolazione è che il mondo dovrà sopportare il peggior presidente Usa <span> </span>della storia ancora per 12 mesi, certo non possiamo conoscere ora il nome del suo successore ma è sicuro che peggio di com’è andata in questi anni non si può fare! </b> </p>
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		<title>Iraq, I bambini pagano il prezzo della violenza, dice l&#8217;UNICEF</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 10:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oneway69</dc:creator>
				<category><![CDATA[iraq]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[unicef]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[A pagare il prezzo della violenza in Iraq sono ancora i bambini, che, a oltre  quattro anni dall&#8217;invasione del Paese guidata dagli Usa, in due milioni soffrono  per malattie, malnutrizione, e mancanza di istruzione.
L&#8217;allarme è stato  lanciato dall&#8217;UNICEF, che in una nota  diffusa oggi ha documentato le gravi condizioni in cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oneway69.wordpress.com&blog=2358210&post=9&subd=oneway69&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><font></font><a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5381">A pagare il prezzo della violenza in Iraq sono ancora i bambini, che, a oltre  quattro anni dall&#8217;invasione del Paese guidata dagli Usa, in due milioni soffrono  per malattie, malnutrizione, e mancanza di istruzione.</a></p>
<p>L&#8217;allarme è stato  lanciato dall&#8217;UNICEF, che in una <a href="http://www.unicef.org/media/media_42256.html" class="blu" target="_blank">nota</a>  diffusa oggi ha documentato le gravi condizioni in cui vive l&#8217;infanzia in Iraq,  a causa della situazione di violenza e insicurezza che prevale nel Paese,  situazione che quest&#8217;anno è peggiorata.</p>
<p>Nel 2007, &#8220;centinaia di bambini  hanno perso la vita o sono rimasti feriti a causa della violenza, e molti altri  hanno avuto la persona che manteneva la famiglia rapita o  uccisa&#8221;.</p>
<p>Secondo la nota, una media di 25.000 bambini al mese è costretta  a lasciare le proprie case, al seguito delle famiglie che fuggono da violenze e  intimidazioni. A fine anno, sono 75.000 i bambini che attualmente vivono in  campi profughi o in rifugi temporanei, un quarto dei quali sfollati dopo  l&#8217;attentato del febbraio 2006 contro la moschea al Askariya di Samarra, che ha  scatenato una ondata di violenze confessionali senza precedenti.</p>
<p>Questa  situazione ha un impatto particolarmente grave sull&#8221;accesso all&#8217;istruzione e  alla sanità, sottolinea l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite per  l&#8217;infanzia.</p>
<p>Molti dei 220.000 bambini sfollati in età scolare ne  subiscono le conseguenze, in un Paese dove in circa 760.000 (il 17%) già non  frequentano la scuola elementare.</p>
<p>Anche la sanità in queste condizioni  diventa un lusso. Secondo l&#8217;UNICEF, i bambini che vivono in zone lontane e  difficili da raggiungere spesso non vi hanno accesso. Fuori dalla capitale,  Baghdad, solo il 20% vive in posti dove i servizi fognari funzionano, e un altro  problema grave è rappresentato dall&#8217;accesso all&#8217;acqua pulita.</p>
<p>Non basta:  in Iraq i bambini vengono anche arrestati. Nel 2007 in 1.350 sono stati fermati  dalle autorità di polizia e da quelle militari, molti per presunte violazioni  della sicurezza.</p>
<p>&#8220;I bambini iracheni stanno pagando un prezzo di gran  lunga troppo alto&#8221;, dice nella nota Roger Wright, il rappresentante speciale  dell&#8217;UNICEF per l&#8217;Iraq.</p>
<p>Tuttavia, ci sono anche segnali positivi,  sottolinea l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite, che quest&#8217;anno ha investito oltre 40  milioni di dollari in Iraq, nonostante i finanziamenti siano stati i più bassi  dal 2003, riuscendo fra l&#8217;altro a vaccinare oltre 4 milioni di bambini contro la  poliomelite e altri tre milioni contro il morbillo, gli orecchioni, e la  rosolia, assieme all&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità.</p>
<p>Inoltre,  l&#8217;attuale diminuzione della violenza, sta aprendo &#8220;una nuova finestra di  opportunità&#8221; che potrebbe consentire di raggiungere i più vulnerabili con un  sostegno più ampio e consistente.</p>
<p>Ma, avverte l&#8217;agenzia dell&#8217;Onu,  &#8220;dobbiamo agire adesso&#8221;.<br />
<font><b>OSSERVATORIO IRAQ                                                                                                                                                                                                                     </b><br />
</font></p>
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		<title>Alitalia, il Cda ha scelto Air France</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 09:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oneway69</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo quasi otto ore di riunione, il consiglio di amministrazione dell&#8217;Alitalia,  ha fatto la sua scelta, all&#8217;unanimità: Air France-Klm è il candidato favorito  con cui trattare in esclusiva la vendita della quota detenuta dall&#8217;azionista  Tesoro, pari al 49,9%. Escluse quindi le due altre alternatitive di AirOne e  della cordata guidata da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oneway69.wordpress.com&blog=2358210&post=5&subd=oneway69&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.corriere.it/economia/07_dicembre_21/Alitalia_cda_09785dde-afaf-11dc-9595-0003ba99c53b.shtml"><b>Dopo quasi otto ore di riunione, il consiglio di amministrazione dell&#8217;Alitalia,  ha fatto la sua scelta, all&#8217;unanimità: Air France-Klm è il candidato favorito  con cui trattare in esclusiva la vendita della quota detenuta dall&#8217;azionista  Tesoro, pari al 49,9%. Escluse quindi le due altre alternatitive di AirOne e  della cordata guidata da Baldassarre. </b></a></p>
<p class="MsoNormal"><b>Saggia decisione del Cda Alitalia. Questa è veramente l&#8217;ultima occasione per la nostra compagnia di bandiera. Dobbiamo augurarci che il governo decida per il bene del paese senza pensare come purtroppo avviene sempre ad interessi occulti che nulla hanno a che fare<span>  </span>con <span> </span>le<span>  </span>reali  esigenze<span> </span>della collettività.</b></p>
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